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Ravenna Teatro

Ravenna Teatro “Teatro Stabile di Innovazione” - fondato nel 1991 dal Teatro delle Albe e dalla Compagnia Drammatico Vegetale costituiti in cooperativa - si è posto fin dall’inizio come “stabile corsaro”, portando avanti un’originale pratica di “coltura” teatrale fortemente legata alla "polis", che intreccia le programmazioni di Ravenna viso-in-aria al Teatro Rasi, cantiere del “nuovo”, e la Stagione di Prosa del Teatro Alighieri, “teatro di tradizione”. Di tale pratica la non-scuola è uno dei punti di forza. Alla gestione del Teatro Rasi e ai progetti di ospitalità, si unisce un'intensa attività produttiva che vede le due compagnie impegnate sul piano internazionale. 


direzione Marcella Nonni
presidenza
 Luigi Dadina
direzione artistica Teatro delle Albe
Marco Martinelli e Ermanna Montanari
direzione artistica Drammatico Vegetale Pietro Fenati e Elvira Mascanzoni

direzione tecnica Enrico Isola
direzione immagine Ermanna Montanari
amministrazione Stefania Nanni
area video Alessandro Renda
archivio Michela Marangoni

coordinamento non-scuola Alessandro Argnani
ufficio stampa Matteo Cavezzali e Rosalba Ruggeri

organizzazione e promozione:
teatro delle albe
Silvia Pagliano e Francesca Venturi
drammatico vegetale Sara Maioli e William Rossano
scena contemporanea
Serena Cenerelli
stagione di prosa
Monica Randi
promozione e logistica
Giusy Mingolla

gestione del personale e cura del teatro rasi Roberta Staffa
contabilità Chiara Maroncelli
squadra tecnica
Alessandro Bonoli, Fabio Ceroni, Luca Fagioli, Francesco Catacchio, Danilo Maniscalco, Dennis Masotti
coordinamento di sala teatro rasi Giusy Mingolla
maschere  Antonio Maiani, Giusy Mingolla, Sergio Policicchio, Valentina Rinaldi, Franco Savelli, Flamiania Pasquini Ferretti, Carlo De Leonardo
biglietteria e distribuzione materiali Serena Cenerelli
bookshop Laura Redaelli
collaborazione organizzativa Carlo De Leonardo
consulenza informatica Enrico Montanari

teatro delle albe Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Laura Redaelli, Alessandro Renda

drammatico vegetale Ezio Antonelli, Pietro Fenati, Elvira Mascanzoni

collaborazioni artistiche Aqua-micans group, Giovani Belvisi, Paola Bigatto, Luigi Ceccarelli, Cesare Fabbri, Enrico Fedrigoli, Margherita Fenati, Cosetta Gardini, Koro Izutegui, Gerardo La Mattina, Silvia Loddo, Vincent Longuemare, Margherita Manzelli, Leila Marzocchi, Simone Marzocchi, Mauro Paglialonga, Claire Pasquier, Alice Protto, Max Rassu, Daniele Roccato, Davide Sacco, Edoardo Sanchi, Luca Sossella, Luciato Titi, Giuseppe Viroli, Simone Zanchini

 
IL TEATRO E’ L’INVENZIONE DEL FUTURO

Compagni e compagne in ascolto! Cyborg di tutte le razze! Fratelli e sorelle mutanti, che abitate impauriti questo pianeta e tutti gli altri! Voi che ci ascoltate da una stanza senza vie d’uscita, voi che vi specchiate in una parete bianca e che per un amore finito rischiate di buttarvi dalla finestra! Vi annunciamo una nuova invenzione in arrivo, destinata a irrompere come un ciclone nel panoramo obsoleto delle tecnologie della comunicazione, un medium leggero e profondo, scatenato e scatenante, interrato come un albero e ubiquo, in grado di manifestarsi in tutti i luoghi della terra, anche nei villaggi più sperduti, anche in quelli sprovvisti di luce elettrica e telefono! Questa nuova invenzione è il teatro! Come tutte le invenzioni ha le sue radici nel passato: e tale passato potrà esserci utile nel comprendere la natura di questa novità rivoluzionaria, a patto che se ne abbandoni il carattere reliquiale, a patto che si sappia distinguere la pelle morta, come la muta di un serpente, dal corpo vivo e fremente. E tale paragone è corretto e lampante, se si riflette solo per qualche istante sulla natura serpentina del teatro, immortale come il dio che la custodisce. Osserviamo nel dettaglio le caratteristiche di questa nuova invenzione. 1. Come dicevamo, tale invenzione non abbisogna di energia elettrica, quindi salta a piè pari ogni problematica connessa alla crisi energetica, alle fonti di energia non rinnovabili, carbone, uranio eccetera. Si presenta in uno stretto, imprescindibile legame con il SOLE: l’energia solare le è necessaria e sufficiente, perché tale invenzione coincide con il CORPO-IN-VITA! Il corpo-in-vita utilizza la luce come potenza e ritmo, abbagliamento e visionarietà moltiplicata, la luce fa penetrare il corpo-in-vita nell’oscurità delle viscere e lo mette in grado di accogliere lo sguardo interiore, assecondandone una spiritualità remota. Inoltre il corpo-in-vita (e tale caratteristica ha stupito gli osservatori e i critici) è dotato naturalmente di una MEMORIA senza fili: non c’è bisogno di portarsi dietro cavi di nessun genere! Ammetterete compagni che tutto ciò è il massimo della comodità e praticità! 2. La nuova invenzione è radicalmente democratica. Sì, avete capito bene, qui si parla di DEMOCRAZIA, alla lettera. E per sgombrare subito il campo da equivoci, l’uso di tale parola va inteso nel senso indicato nel cap. XXVI del Moby Dick di Herman Melville in cui s’invoca “il grande Iddio democratico”, “Tu che in tutte le tue solenni passeggiate sulla terra, sempre scegli i Tuoi più eletti campioni tra la plebe regale”, il Dio dei pezzenti insomma, non quel Dio che altri hanno preso al laccio in cielo, spennandolo con un sorriso topesco, schernendolo, riducendolo a una griffe del terrore alla moda! Ma poi, cari compagni e compagne, una volta chiarita l’etimo divina, in cosa consiste sul piano concreto tale democraticità? Sappiamo che in Africa una famiglia su cento possiede una linea telefonica nella propria casa, contro circa il 95° in Europa. Si prevede per la nuova invenzione, in quanto tecnologia democratica e coincidente con il corpo-in-vita, una possibilità teorica del 100°, e non intendiamo qui una per famiglia, ma una per persona! Può appartenere a tutti! E non è brevettabile! Il che non significa che non si possa vendere o comperare il “risultato” di tale tecnologia, ma sempre nell’ottica della suddetta democrazia e di un mercato “etico”. 3. La nuova invenzione non guarda all’audience. Vive di un rapporto di sguardo uno-a-uno, ovvero creatore-fruitore, attore-spettatore. Lì si cela il suo SEGRETO: coppia come piccola comunità in atto, specchio rovesciato e mostruoso, incontro di diversi, infinitamente lontani e estranei, palestra (pericolosa, certo, ma non possiamo chiudere gli occhi all’arrivo della tempesta, non li riapriremmo più!) di sperimentazione del mistero dell’ALTRO. Tale modalità non va pensata come ristretta all’ambito del “doppio”, va concepita come estendibile e allargabile all’infinito. 4. Da precisare, rispetto al punto 3: tra creatore e fruitore non ci sono muri di alcun genere, pareti che isolino entrambi nelle loro funzioni, anzi la nuova invenzione scatena un gioco di relazione in cui il fruitore è a sua volta autore. Come sappiamo dalla fisica novecentesca, l’osservatore in quanto osservatore modifica con la sua sola “presenza” l’oggetto-soggetto osservato. 5. Tale relazione scatena la visione in tutti i sensi, scatena EROS e FANTASIA. Dal contatto ravvicinato dei corpi nasce qualcosa di turbolento, pericoloso e seducente allo stesso tempo, qualcosa che potremmo definire come FESTA, se la parola non fosse così inquinata nelle condizioni attuali, condizioni in cui siamo sottomessi ai festeggiamenti “obbligatori” della moderna comunicazione! Qui si chiarisce l’essere del teatro come FUORI MISURA, “mostruoso” in quanto mirabile, in quanto pesca nei fanghi sublimi dell’inconscio. 6.Non le serve denaro! Avete capito bene, non le serve denaro! O forse… sì, un poco… quel poco che basta per la manutenzione… perché neanche il denaro va demonizzato! Ma in un mondo in cui il denaro è, al contrario, ogni giorno idolatrato, sapere che possiamo disporre di una tecnologia egualitaria in grado di funzionare anche senza denaro, bé, ammetterete compagni che non è affatto male! Fa rivivere un mai sopito desiderio di libertà dai vincoli. 7. Il teatro, indipendentemente dagli scopi di chi lo mette in moto, ne siano o no coscienti i suoi autori, ha un valore indiscutibile di TERAPIA. Prendete la parola nel senso più largo possibile, perché non si generino equivoci. Terapia rispetto a cosa? All’orrendo BIANCORE del mondo, alla pratica di accecamento e annullamento dei colori e della vista. Ci mette in contatto con i sogni, con la stoffa colorata di cui siamo fatti, un universo sotterraneo che in genere il potere di questo secolo deforme tende a farci deprezzare. La sua natura è quella di un EX-VOTO, desiderio bruciante di guarigione, pezzi, il corpo a pezzi, genitali, mammelle, reni, ginocchi, il corpo a pezzi che grida il suo male. E ora le modalità d’uso. 1.Mescolare con giusti dosaggi “sapienti” della nuova tecnologia e “non” sapienti, attori e non attori, tecnica e vita. Generare un’impurità necessaria al buon funzionamento della nuova invenzione, come in certi periodi evocati dai manuali, le sacre rappresentazioni medievali, il teatro di massa in Russia negli anni ’20 eccetera. Non temere di esagerare nei dosaggi, tutti avranno da guadagnare nel mischiarsi gli uni agli altri, rifiutando pedanteria e accademismo. La “techne” faccia i conti con la ricchezza dell’ignorare. 2. Lavorare sul TEMPO sfidandolo, il lusso più grande che ci permette tale invenzione, in cui nuovo e antico, primitivo e avanguardia, come per magia coincidono. Essa si pone sì nella Storia, ma con una tale spregiudicatezza che fa sì che occorra tener conto di una “temporalità differente” che, in sé, persiste e resiste a ogni cronologia evolutiva o di “progresso”. Essa si confronta a ogni passo con la fine del Tempo, col suo sfinirci a ogni passo, ovvero col mistero della MORTE, soglia del non-ancora, parabola scritta nel bruciare di ogni istante. 3. Rivoltare la polis, i “molti” (che si abiti nelle metropoli o nei villaggi): da quel “doppio” che fonda (creatore-fruitore) , da quella SFIDA-AMPLESSO, bisogna per forza passare al terzo, che rende ogni erotismo necessario, dal terzo al quarto al quinto eccetera. in un’ORGIA spirituale-carnale di ricchezza inimmaginabile. Fratelli e sorelle mutanti, qui c’è assai da godere! 4. Se il denaro non serve, e con tale invenzione non se ne farà (statene certi!) - vedi la caratteristica n. 6 - allora di quale “ricchezza inimmaginabile” qui si parla? Del motore mobile di ogni voluttà, dell’energia desiderante, del senso di straziante povertà di ciò che “ci manca”, e in questo “mancare” di noi a noi stessi sta fin dai tempi di Platone la spinta amorosa verso l’altro. 5. Non procura né fama, né denaro, ma che importa? E’ la sfida di un’anima intrepida, e questo le basta e avanza! Sul conto in banca della FELICITA’ è sempre in attivo! D’altronde, e per concludere: ardono i continenti, alla malora se ne vanno i popoli tutti - sempre più impauriti da chi bussa alla porta! -, sempre più s’ingrassa l’ANGOSCIA e nell’ingrassare divora la RAGIONE malferma, il liscio ciuffo del mondo sta tutto arruffato e non c’è potente in circolazione che – dica quel che vuole! – non c’è potente che possa o sappia pettinarlo… Sebbene tutto questo e altro ancora, pure, se si accendono le stelle, significa che qualcuno ne ha bisogno, no? Significa che qualcuno vuole – o solo desidera? - che ci siano? Quei piccoli sputi sono perle per i nostri sogni.

Marco Martinelli e Ermanna Montanari, Il Teatro è l'invenzione del futuro in Patalogo n° 30, Ubulibri, Milano, 2008