LEBEN
operina in valigia

di Marco Martinelli
con: Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Riccardo Dadina, Cinzia Dezi, Luca Fagioli, Marco Fariselli, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Ermanna Montanari, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli, Alessandro Renda . ideazione: Marco Martinelli, Ermanna Montanari
spazio: Vincent Longuemare, Ermanna Montanari . costumi: Ermanna Montanari . progetto luci: Vincent Longuemare . direzione tecnica: Enrico Isola . assistente luci: Francesco Catacchio . fonica e ricerca musicale: Davide Sacco. consulenza musicale: Franco Masotti . tecnica canto: Giulia Dal Maso . realizzazione spazio squadra tecnica Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Camilla Cerretti, Luca Fagioli, Danilo Maniscalco, Giuseppe Maniscalco, Dennis Masotti, Francesca Pambianco, Giorgio Ritucci . realizzazione costumi: Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O. . realizzazione maschere: Luca Colomba, Marcantonio Raimondi Malerba . coro absidali . assistenti coro absidali: Cinzia Dezi, Michela Marangoni, Laura Redaelli . promozione: Silvia Pagliano, Francesca Venturi . produzione: Ravenna Teatro . regia: Marco Martinelli . ringraziamenti Alex & Chris, Adriana Babini, Raffaello Biagetti, Luigi Ceccarelli, Cosetta Gardini, Legatoria Universo, Chiara Maroncelli, Mercadante Teatro Stabile di Napoli, Stefania Nanni, Franco Nasi, Nuvola Fashion Stock, Barbara Pambianchi, Sara Panzavolta, Post Post, Francesca Proia, Ravenna Festival, Edoardo Sanchi, Space, Roberta Staffa, Cristina Ventrucci
Il testo LEBEN è contenuto nel volume
Scherzo, satira, ironia e significato profondo di Marco Martinelli, Editoria & Spettacolo, 2007
Prima nazionale Ravenna, Teatro Rasi, 7 novembre 2006
Rassegna stampa (originale, file pdf 5409 Kb)Foto ad alta risoluzione (file zip 4006 Kb)LEBEN
Il nostro LEBEN procede su due bande temporali.
Nella prima siamo nell’oggi (sul fondale campeggia infatti la data del giorno in cui si svolge lo spettacolo) all’interno del palazzo della LEBEN (“vivere” in tedesco) azienda che vende ragazze-in-valigia. Non c’è confine tra palco e platea, agli spettatori si dà il ruolo di azionisti della LEBEN. Feste per l’aumento del fatturato, lezioni di Storia e altro. Condolcezza, la presidentessa dell’azienda, ama lo stile anni Trenta, per cui le ragazze-in-valigia cantano canzoncine del Trio Lescano e vestono da giovani italiane.
Il teatro è azione. Dramma, appunto. In questo caso però le ‘azioni’ sono anche le quote di capitale della LEBEN.
Il giovane portiere del palazzo in cui ha sede la LEBEN sogna tutte le notti di essere un diavoletto, il quale a sua volta sogna tutte le notti di cadere sulla terra in piena estate e in pieno Ottocento e di congelare dal freddo (all’inferno faceva più caldo, ovvio!) in mezzo alla pianura padana. A questo diavoletto l’Ottocento fa orrore (un secolo in pantofole, dice lui...), ma non c’è niente da fare, il sogno si ripete implacabile ogni notte, fino a che un naturalista lo scopre congelato in mezzo ai campi e lo porta al castello del barone, al fine di osservare questo fenomeno inspiegabile.
Il “devil-porter” è il trait d’union di due storie, due tempi, un unico spazio che si sdoppia: la scena è insieme il palazzo della LEBEN agito tra palco e platea, in cui lo spettatore-azionista è immerso, e il castello ottocentesco del barone, un astuccio, uno spazio conchiuso: all’inizio le storie corrono parallele, ma poi l’una inciampa sull’altra, come i binari di un treno destinato a deragliare. Il lavoro è diventato progressivamente anche una domanda sul Tempo: in che tempo viviamo? O meglio, in che tempo crediamo di vivere? In un Ottocento da cartolina (perché tale è l’incipit del sogno del diavoletto) o nelle festose visioni da incubo dell’azionariato del Male di inizio millennio? E come fare a rappresentare questo nostro spaesamento? Meglio, è rappresentabile?
Che poi sarebbe meglio non nominarlo, il Male. Il Male non tollera alcun commento: non gli è necessario esibire mandanti né moventi. Il Male è una nuvola sterminata di notte. Nacht und Nebel, dicevano i nazisti. Un enigma indecifrabile, dicono altri. Tempo perso. E fanno intendere che è inutile stare lì a scervellarsi… che la biologia… che la ‘natura dell’uomo’. È lì che si annida l’inganno, in quella presunta indecifrabilità! Non fatevi sedurre.
Essere cittadini reali del mondo, non controfigure di cittadini, qui sta il problema.
Marco Martinelli
Ermanna Montanari
Ravenna, novembre 2006
Estratti dalla rassegna stampa
"[…] LEBEN racconta il sogno ossessivo del portiere della società per azioni che celebra qui, in questa sala, la festa annuale fra tip tap di ragazzine in tenuta da piccole italiane, camicia bianca e gonnellino, e musiche d’epoca, tipo Doris Day e trio Lescano. Il marchio sociale Leben, che poi vuol dire vivere, si allunga gigantesco su tutte le pareti. La presidentessa di nome Condolcezza (l’imperiosa Montanari) non vuole tristezze. Il fatturato della ditta è in crescita grazie soprattutto all’idea di commercializzare ragazze in valigia e nuove iniziative si preannunciano, come l’apertura al turismo sessuale di bordelli in Thailandia. Due universi paralleli, e due tempi storici, convergono nello spettacolo, secondo un principio compositivo che sarebbe piaciuto a Leo de Bernardinis. E trovano il punto d’incontro nella sognante figura in livrea rossa (Alessandro Renda) che come il suo omologo del Macbeth scespiriano non vorrebbe essere il portiere dell’inferno. E tuttavia a questo inferno non si sfugge […]."
(Gianni Manzella, "il Manifesto", 3 dicembre 2006)
"[…] In LEBEN spirano venti ariani, musichette da trio Lescano, e il clima di spaesamento tra Ottocento e Novecento é accentuato dalla divertente figurina del portiere dell’azienda che fa sogni da diavoletto caduto sulla terra (il bravo Alessandro Renda), insieme alla satanica presidentessa Condolcezza, disegnata da Ermanna Montanari con una prova di straordinaria efficacia."
(Enrico Marcotti, "Libertà", 1 dicembre 2006)