L'Avaro

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di Molière 
ideazione: Marco Martinelli e Ermanna Montanari . spazio: Edoardo Sanchi . assistente spazio: Gregorio Zurla . costumi: Paola Giorgi luci: Francesco Catacchio e Enrico Isola . musiche originali: Davide Sacco . traduzione: Cesare Garboli . in scena: Loredana Antonelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Laura Dondoli, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Ermanna Montanari, Alice Protto, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli . regia: Marco Martinelli . produzione: Teatro delle Albe-Ravenna Teatro in collaborazione con AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) e ERT (Emilia Romagna Teatro Fondazione) 


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"Sono tanti gli Avari. Brulicano nella parte ricca dell’Occidente, asserragliati nei loro bunker. Nella loro casetta-cassetta. Sono tanti gli ingordi, avidi, sospettosi, impauriti che gli venga tolto il “loro”, e al tempo stesso famelici, ancora e ancora, quel che si ha non basta mai. Uccellacci rapaci. “Arpax”, rapace, è l’antica parola greca da cui deriva il nome “Harpagon”. Siamo tutti noi, Arpagone. Arpagone è diventato “uno di noi”, la nostra furente, egotica ingordigia psichica. Che L’Avaro di Molière sia un concentrato di lazzi e di trovate della tradizione comica, che discenda per via diretta e dichiarata dal modello plautino, ne spiega la natura di meccanismo simmetrico, dove le battute sono limpidamente disegnate dai corpi, iscritte nelle azioni fisiche degli attori (Molière e la sua compagnia) che lo hanno creato nel 1668. È molto evidente la scrittura di carne, il lavoro di palcoscenico che ha generato la commedia. Meno evidenti sono invece le molle profonde che hanno fatto dire a Goethe che L’Avaro è “l’opera più tragica di Molière”, che hanno fatto scrivere a Cesare Garboli, tra gli esegeti italiani più penetranti dell’opera molieriana, che tra le sue commedie è “la più misteriosa”. Ma la tragedia e il mistero che sorreggono gli scintillanti dialoghi comici non abbisognano di ombre e tenebre per manifestarsi, anzi. A noi sembra che rifulgano ancor più in piena luce, fantasmi di una luce che sborda al di là del palco, a illuminare i “doppi” di Arpagone seduti in platea. Ecco dunque questo Avaro dal ritmo onirico e ridente, ecco Arpagone che se la gira sul palco come un vampiro da cabaret, fantasma-burattino di un perpetuo, ridicolo potere, impugnato da un’attrice come un’arma crudele e grottesca, attorniato da una galleria di larve impaurite e ipocrite e attraversate da scariche elettriche"


Marco Martinelli e Ermanna Montanari