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Rumore di acque

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Rumore di Acque 3


di Marco Martinelli
ideazione: Marco Martinelli, Ermanna Montanari 
regia: Marco Martinelli 
in scena: Alessandro Renda
musiche: Guy Klucevsek
spazio, luci, costumi: Ermanna Montanari, Enrico Isola
sartoria e capi vintage: Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O.
direzione tecnica: Enrico Isola
tecnico del suono: Fabio Ceroni
realizzazione scene squadra tecnica Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Luca Fagioli, Danilo Maniscalco, Dennis Masotti 
promozione: Silvia Pagliano, Francesca Venturi
coproduzione Ravenna Festival, Teatro delle Albe-Ravenna Teatro
Con il patrocinio di Amnesty International (scarica il logo)


Prima nazionale Ravenna Festival, Ravenna, Teatro Rasi, 10 luglio 2010

Rassegna stampa (originale, file pdf 11519 Kb)
Rassegna stampa (solo testo, file pdf 429 Kb)
Foto ad alta risoluzione (file zip 10714 Kb)

Il primo racconto di traversata che ho ascoltato a Mazara, nell’autunno del 2008, fu quello di una minuta, coraggiosa donna tunisina: timida, col suo italiano spezzettato tra i denti, faceva fatica ad alzare gli occhi. Cambiai il suo nome in Jasmine, trasfigurando la sua storia e mantenendone gli aspetti essenziali. E’ l’unica storia, tra quelle evocate dal Generale, che riguarda non un annegato o uno scomparso, ma una vita che si salva. Si salva davvero? Nelle grinfie del vecchio italiano che, dice lui, “è sempre piaciuto”? Alla fine quando le chiesi se l’avrebbe rifatto quel viaggio, mi rispose decisa di no. Che se ne sarebbe rimasta a Tunisi.
Ho scritto e diretto Rumore di acque dopo alcuni anni passati in Sicilia, presentandolo per la prima volta all'interno di Ravenna Festival 2010. Da allora quel testo ha avuto una lunga vita in Italia e all'estero: si sono moltiplicate le traduzioni, le pubblicazioni e le messe in scena. Ho letto o visto o solo sentito il Generale assumere corpi e lingue diverse, e altre ancora sono le metamorfosi previste: in Francia, in Germania, in Romania, negli Stati Uniti, da Chicago a New York all'Oregon, e poi in Brasile, in Cile, e anche in una singolare edizione “corale” in Belgio, a Mons capitale europea della cultura 2015.
Quel generale monologante è in realtà un "medium", è attraversato da un popolo di voci e di volti che lo assediano, il popolo degli annegati, quello che neanche la sua indole burocratica riesce a ridurre a mera statistica. Sono gli scomparsi che si rendono presenti attraverso di lui: lui malgrado. Il generale è solo sulla sua isola sperduta nel Mediterraneo, ma è attorniato dai morti che non lo lasciano in pace, che lo tormentano, che gridano per essere "ricordati" non solo come numeri.
Che cos'è la cultura, che cos'è il teatro, da Sofocle a Brecht, se non un cerchio ideale in cui l'umanità riflette sulla violenza e sulle contraddizioni drammatiche che la lacerano? Questo a mio avviso significa prendere sul serio le parole “cultura” e “teatro”, affrontando i nodi "capitali" della propria epoca. E tra questi la tragedia dei migranti e dei profughi: in relazione a questi "sacrifici umani", a questa ecatombe senza fine, cosa può fare il nostro Vecchio Continente? L'Europa è davanti a una sfida che mette in gioco la sua stessa esistenza: deve dimostrare di essere all'altezza di questo momento storico, decisivo al fine di delineare la propria identità: un'Europa delle merci e dei burocrati, un' Europa impaurita in balia dei populismi arroganti, o un'Europa dei valori veri e della solidarietà come fondamento indispensabile di civiltà?
Siamo innocenti noi? Sono innocente io? Di tutte quelle tragedie che avvengono altrove, lontano dalla mia casetta, posso ritenermi non responsabile? Che c’entro io con la morte di mio fratello? Quel generale acido e nevrotico, quel funzionario che ne ha le scatole piene di star lì a contare numeri e morti e metterli in fila, un lavoraccio, tutti i giorni così, pure mal pagato da quelli delle capitali, quel ragionierino demoniaco e sarcastico, quello spettatore impotente davanti ai telegiornali, quello, proprio quello, siamo tutti noi. Lo “sproloquio” è venuto fuori di getto, un flusso inarrestabile di numeri e immagini. L’ho scritto a Mons nel gennaio del 2010, sotto la neve, nei giorni di pausa delle prove del detto Molière: mi chiudevo in casa e sprofondavo nel Canale di Sicilia, il grigio cielo del nord Europa si trasformava nella luce del Mediterraneo. Mi rileggevo tutto quel che mi ero appuntato nel mio quaderno di viaggi a Mazara. Storie e racconti, ma non solo. Il canto del muezzin sul suolo italico. Le viuzze intricate della casbah. Il verde squillante delle cupole della cattedrale. Mi nutrivo anche di quelle che erano state le impressioni più forti dei miei compagni di avventura: Ermanna Montanari, che aveva sentito subito la presenza del vulcano, un vulcano sotto l’acqua, un’acqua rossa, infuocata, e su quella aveva da subito immaginato un militare; e Alessandro Renda, che riprendeva tutto quel che poteva con la telecamera, imparava frammenti di tunisino lavorando con gli adolescenti della non-scuola, e rivedeva sotto altra luce le sue radici mazaresi, ricucendo genealogie e arazzi di storie familiari. Questo oratorio per i sacrificati, i Fratelli Mancuso lo hanno poi arricchito con la loro musica d’eccezione, con le loro potenti voci antiche, che sembrano gridare il dolore dell’umanità dal fondo di un abisso.
Ma in questo 2015 la “questione” dei profughi è esplosa, è diventata oscenamente “visibile”: mentre scrivo i quotidiani aprono con la foto del cadavere di un bimbo siriano tra le braccia di un poliziotto turco, la foto “che scuote l’Europa”, titolano i quotidiani. Non bastano migliaia e migliaia di morti a scuotere l’Europa? Non basta sapere dei bambini annegati a centinaia e centinaia, ci vuole una foto in prima pagina per scuotere l’Europa, il mondo? In questo 2015 al nostro Rumore di acque stanno giungendo richieste dai posti più impensati: scuole, centri sociali, piccole sale teatrali. Per rispondere a queste chiamate, pur continuando a girare nei teatri insieme ai Fratelli Mancuso, nell’edizione da palco che ha debuttato nel 2010, ci siamo inventati una versione più agile dello spettacolo: Ermanna ha ripensato la scenografia, disegnando a terra una performatica spirale di carbone, mentre Alessandro è accompagnato dalle musiche registrate del fisarmonicista Guy Klucevsek, con cui abbiamo realizzato una particolare edizione di Rumore di acque a Milwauke. E con questo nuovo allestimento possiamo andare quasi ovunque, ovunque la necessità chiamerà lo spettacolo, anche sulla spiaggia: come se fossimo in tempo di guerra. E forse ci siamo davvero.

Marco Martinelli, Ravenna 3 settembre 2015

Rumore di acque è la seconda tappa del trittico del Teatro delle Albe Ravenna-Mazara 2010

 

  

 

Noise in the Waters traduzione di Thomas Simpson su California Italian Studies
 
Geräusche im Wasser Rumore di acque al Sett Festival (Stuttgart-Germania)
 
Bruits d'Eaux  allestimento del Théâtre Alibi (Bastia-Francia)
 
Bruits d'Eaux allestimento al Festival actoral (Marsiglia-Francia) Face à Face, Paroles d’Italie pour les scènes de France
 
Il Teatro delle Albe a New York. Una lettera-diario Martinelli/Montanari su corrieredibologna/corriere.it
 
Il Teatro delle Albe negli States Martinelli su corrieredibologna/corriere.it
 
Noise in the Waters clip video Rumore di acque a La MaMa (New York-USA)
 
Noise in the Waters La MaMa blogs
 
Teatro delle Albe play-concert Rumore di acque alla Montclair State University (New Jersey-USA)
 
Central Park West video di Antonio Monda - Rai International/Rai news 24
 
Wassergeräusch allestimento della Bremer Shakespeare Company (Bremen-Germania)
 
Bruits d'Eaux Rumore di acque al Bozar (Bruxelles-Belgio) 2014 Presidenza Italiana del Consiglio dell'Unione Europea
 
Bruits d'Eaux Diario da Mons 2015 foto-diario allestimento per Mons Capitale Europea della Cultura 2015
 
Il ponte tra popoli e religioni lanciato da un palcoscenico di Anna Bandettini su Repubblica.it
 
Lettera di Carolina Carlone, poetessa (file pdf 48 Kb)

Ravenna festival: Rumore di acque servizio in podcast su radioemiliaromagna.it
 
Rumore di acque di Adelina Suber, storico del teatro (file pdf 45 Kb)

Rumore di acque servizio in podcast del programma Piazza Verdi su radio3.rai.it

Il Teatro delle Albe di Ravenna esplora in meravigliose stanze dellʼEco la distorsione del presente di Renate Klett su Theater der Zeit
 
Bruits d'eaux, il testo di Marco Martinelli in scena ad Avignone OFF

Lampedusa sul palco: "anche il teatro è fatto di cronaca", intervista a Marco Martinelli su lastampa.it
 
Squarci di luce per Lampedusa, intervista a Marco Martinelli di Davide Brullo su La Voce di Romagna

Il Teatro delle Albe a New York. Una lettera-diario, di Massimo Marino su Controscene
 
Noise in the Waters: the sounds of an ongoing tragedy, di George De Stefano su Minestrone
 
Voices from the Dephts, di Juan Recondo su offoff online
 
Noise in the Waters (Rumore di acque), di Ruth Antrich su Times Square Chronicles
 
Marco ed Ermanna. Errando tra vita e teatro, di Giovanna Pagnotta su Arte e cultura / i-Italy
 
Noise in the Waters. Viaggio negli abissi del dolore, di Maurita Cardone su La VOCE di New York
 
Diabolically Fascinating: the General of Noise in the Waters, di Natasha Lardera su Life & people / i-Italy
 
Da mare nostrum alla regione dell'Hainaut: la tragedia dei migranti, intervista a Marco Martinelli e Ermanna Montanari di Laurence Van Goethem su Alternatives Théatrales



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