La canzone degli F.P. e degli I.M.

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di Elsa Morante
con: Alessandro Argnani, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Alessandro Renda . ideazione e regia: Marco Martinelli . promozione: Silvia Pagliano, Francesca Venturi . produzione: Ravenna Teatro
Il testo La canzone degli F.P. e degli I.M. è contenuto nel volume Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, Einaudi, Torino, 1968

Prima nazionale VIE Scena Contemporanea Festival, Modena, Biblioteca Civica d'Arte Poletti, 28 ottobre 2005



Rassegna stampa (originale, file pdf 7997 Kb)
Rassegna stampa (solo testo, file pdf 95 Kb)
Foto ad alta risoluzione (file zip 5647 Kb)

LA CANZONE DEGLI F.P. E DEGLI I.M.

Elsa Morante da sempre ci accompagna nel nostro lavoro. Ora, a vent’anni dalla morte, di lei si parla poco. Quello che ci ha toccato è che, oltre ad aver previsto la grande omologazione e il regno degli “Infelici Molti”, possedeva una sorta di “premura rivoluzionaria”. C’è una lettera a Goffredo Fofi in cui questa sua sensibilità è evidente: il mondo va a rotoli, è sempre più orribile, e lei si preoccupa della diffusione gratuita dei suoi libri. “È il mio modo di fare la rivoluzione culturale (questo te lo dico per ridere, cioè: magari la mia rivoluzione fosse così semplice e facile! Invece si tratta di una rivoluzione permanente, la mia, forse disperata)”. Il pensiero delle Albe corre anche a Martin Luther King quando diceva: “Se anche sapessi che domani sarà gettata la bomba atomica, oggi pianterei lo stesso il melo nel mio giardino”. È su questo che abbiamo fondato la nostra po-etica, in una costellazione dove brillano il gesto irriducibile di Luther King e la premura rivoluzionaria di Elsa Morante.

Marco Martinelli


Estratti dalla rassegna stampa

"[…] Alessandro Argnani entra per primo, solennemente, come un direttore d’orchestra. Comincia a leggere il testo della Morante, che risuona ancora oggi dirompente. Il messaggio è semplice eppure inaudito. Si può e si deve essere felici. Anche se pochi altri, prima di noi, ce l’hanno fatta. A un tratto si sentono delle urla in lontananza: un medico e due infermieri si precipitano in scena, si avventano sul protagonista – un paziente, ora è chiaro – e lo immobilizzano sulla barella. Ma lui si divincola e corre via, inseguito dai tre in divisa. A tratti riappare e scompare qua e là. Si affaccia da una botola, come un pupazzo dalla scatola. E riprende a declamare la Canzone. Il girotondo è vorticoso e incessante: ha il ritmo delle vecchie comiche, ma anche del nostro mondo impazzito. Il mondo salvato dai ragazzini si intitola il libro della Morante. E Martinelli, raccogliendo la sfida, affida il messaggio agli attori della non-scuola. O ai ragazzi Scampia, il Bronx di Napoli, con cui inizierà presto a lavorare su un testo di Aristofane. Il titolo è un incitamento – Pace! – che si ricollega idealmente a quello della Morante: ragazzi, salvate il mondo!”
(Martina Treu, “Hystrio”, ottobre-dicembre 2005)

“Intelligente. Puro. Divertente. Profondo. È su questi quattro aggettivi che si può intessere l’esegesi de La canzone degli F.P. e degli I.M., spettacolo ideato e diretto da Marco Martinelli.[…] L’eretico messaggio della Morante, che si può essere felice anche in un mondo che ha sempre fatto di tutto per sbarazzarzi degli “F.P.” (i Felici Pochi) al fine di trasformare tutti in “I.M.” (Infelici Molti), viene declamato da un serissimo ed elegante professore d’orchestra (Argnani), spiegando quanto gli F.P., di solito poveri e perseguitati, siano in realtà bellissimi, al contrario di tutti gli altri, la maggioranza assoluta, che sono solo degli I.M. Peccato però che l’impeccabile oratore sia un paziente in fuga da un qualche istituto psichiatrico, sulle cui tracce piombano un dottore (Renda) e due infermieri (Magnani e Fagioli), consapevoli di trovarsi in pubblico, ma ben determinati a trascinare via il vaneggiante “pazzariello” (propugnare l’esistenza della felicità è, evidentemente, follia). Parte da qui un travolgente crescendo di inseguimenti, sparizioni, trucchi da commedia dell’arte – sempre attento a bilanciare l’effetto comico alla profondità del testo – che, reso elettrico dall’energia furiosa dei quattro protagonisti, porterà l’inseguito a essere legato a una barella, non prima di aver contagiato di “verità” l’intero staff medico. La canzone è un piccolo gioiello, dimostrazione lampante del continuo stato di crescita che la famiglia Albe sta attraversando e dell’efficacia del metodo non-scuola, qui come a Chicago o a Scampia […]”.
(Alessandro Fogli, “Corriere di Romagna”, 27 gennaio 2006)


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