Spettacolo

La dimenticanza

L'opera

È una storia, una microstoria, di un amore lacerato, della ribellione di una giovane donna che sfocia in omicidio, del sogno americano realizzato, del prezzo pagato perché ciò fosse possibile. La vicenda è presto detta: siamo sul finire del diciannovesimo secolo a Villanova di Bagnacavallo. Rita Barbieri, la nostra protagonista, ha poco meno di vent’anni, si innamora di un giovane ortolano del paese, tal Achille. Si amano anche carnalmente, ma con la promessa che lui la sposerà. Lei rimane incinta. Lui la evita e inizia a far circolare voci sul suo conto. Dice che è una puttana, che andava a letto con lui per pagare un debito e lo faceva anche con altri. Nasce una bambina che a pochi mesi morirà senza essere riconosciuta dal padre naturale. Achille continua a negarsi, a parlare male di Rita mentre corteggia un’altra donna. Il 14 novembre lei lo attende all’uscita della chiesa al termine della messa. Ha con sé, legato alla cintola, un coltello di 29 cm, l’ha ingrassato e cosparso di sale perché la lama scivoli meglio, perché la ferita non si richiuda. Lui indossa una capparella e maglioni grossi, ma lei riesce nell’intento, lo trafigge al petto, lui a sera morirà. Lo uccide davanti alla comunità, tutti sanno, tutti vedono. L’arrestano e dopo quattro mesi il processo. Tutti, ma proprio tutti testimoniano a favore di Rita, dal medico al parroco, dal farmacista all’ortolano fino ai carabinieri, tanto che il difensore nell’arringa finale dirà di non avere altro da aggiungere. Nell’Italia unita è da poco entrato in vigore il codice Zanardelli che, mosso da spinte illuministiche e liberali, tiene conto, anche in casi estremi, delle ragioni di chi commette un omicidio se travolto da un furore imparentato con l’infermità di mente. Rita è assolta, non viene condannata al carcere, ma è destinata a una sorta di lavori socialmente utili presso l’ospedale di Bagnacavallo. Un giorno, suo cugino Michele detto e’ geval, il diavolo, la informa che partirà per l’America: “Una volta arrivato e sistemato ti scrivo e se vuoi mi raggiungi”. Rita parte, affronta il viaggio da sola e si ritrova a Texarkana, città di frontiera tra l’Arkansas, il Texas e la Louisiana, un importante nodo ferroviario. Si sposa con Michele e gestisce con lui un piccolo chiosco accanto alla stazione. La città è piena di lavoratori, di bar e locali dove ubriacarsi, ballare, andare a donne, per dimenticare le fatiche immani del giorno e dove spendere i guadagni della settimana. Un miscuglio di lingue, un crogiolo di etnie, la patria del ragtime e di Scott Joplin. Michele nel 1904 visita l’Esposizione internazionale di Sant Louis e scopre gli hambuger. Tornato a Texarkana, lui e la moglie cominciano a venderli, rapidamente la famiglia si arricchisce. Sono tra i primi a comprarsi un’auto e in seguito investiranno nell’edilizia e poi nelle pompe funebri. A quel punto, la sorella di Rita, con la figlia piccola, li raggiunge. Michele, il diavolo, inizia una relazione con la sorella appena arrivata. Poi, dopo diversi anni, quando la nipote è cresciuta, farà una figlia con lei. Rita sopporta tutto purché la famiglia rimanga benestante e unita. Ha visto la crudeltà distruttrice della sua terra d’origine, ha sperato in un mondo nuovo. Nel gran trambusto che è la vita dei migranti ha trovato agiatezza, ma si è specchiata in un abisso che non ha fine. Questa in sintesi la vicenda. In scena, la storia di una donna che sembrano due: da una parte la ribellione a un mondo contadino e patriarcale, dall’altra il cinismo spietato del sogno americano. La violenza nasce sempre dall’ordine stesso. Tre sono le figure che muovono i fili di questa storia raccontata nell’arco di una giornata: Rita giovane, Rita matura e americana, Michele e gèval, il diavolo, che compare solamente in video. I tre sono confinati in un appartamento all’ultimo piano di un grattacielo abbandonato nel centro di Texarkana. Le due Rita tentano di condividere un’unica memoria, cercano di capire come uscire da lì. Il diavolo esercita il suo potere confondendo le due Rita per evitare ogni possibile ricongiunzione di questo doppio. Solo all’ultima scena si comprenderà che questa giornata si ripete da chissà quanto tempo e continuerà a ripetersi sempre uguale. Michele la conclude ogni volta con parole che suggeriscono che la dimenticanza sta all’origine di questa stasi.

“Dentro di noi c’è un mendicante affamato, un cane in cerca di ossa... un ladro che arriva di notte, che ruba, nasconde... nasconde la polvere sotto al tappeto. Dentro di noi c’è un altro, che non conosciamo. Il suo nome... chi è? Non dirlo ad alta voce... shhh, fai piano. Dentro di noi c’è un uomo sordo e una donna cieca, che non sente e non vede, poi si volta... e... ma guarda che storia... si chiede: quanti sono stati i miei giorni? Quanti felici? Quanti tetri? Ma che importa... è inutile arrovellarsi, rompersi le corna, prendere il toro per le corna, meglio scivolare via e cacciare l’ombra. Prendi il fucile e pumm, il cervo è morto. È facile, è come bere un bicchier d’acqua. Si va in pezzi. Alcuni sfuggono. Abbiamo fatto l’America insieme. Amare è un’altra cosa... io lo so. Rita, ti sei dimenticata chi eri. Ma cosa avresti potuto fare? Uccidermi? Lasciarmi? Hai fatto bene a tenere le linee spezzate, è più comodo. Fa meno male, molto meno male. Ma senza collegarli tutti i puntini... dove vuoi andare? Dove?"

Crediti

di Luigi Dadina, Laura Gambi e Livia Tura

con
in scena Laura Redaelli, Livia Tura
in video Roberto Magnani

scene Riccardo Dadina

video Cinzia Baccinelli e Riccardo Dadina

dramaturg Cesare Albertano

costumi Roberto Magnani

organizzazione Ravenna Teatro

consulenza Guido Pasi

regia Luigi Dadina

produzione Albe/Ravenna Teatro, Circolo dei cooperatori Romagna, Teatro Socjale Piangipane

Prima nazionale: Piangipane (RA), Teatro Socjale, 6 ottobre 2026

Si va in pezzi. Alcuni sfuggono. Abbiamo fatto l’America insieme. Amare è un’altra cosa... io lo so. Rita, ti sei dimenticata chi eri. Ma cosa avresti potuto fare? Uccidermi? Lasciarmi? Hai fatto bene a tenere le linee spezzate, è più comodo. Fa meno male, molto meno male. Ma senza collegarli tutti i puntini... dove vuoi andare? Dove?