L'opera
Trent’anni fa, dalla voce-corpo di Ermanna Montanari, prendeva vita la Bêlda, protagonista del poemetto in romagnolo di Nevio Spadoni: Luṣ, luce. Quella che lei stessa invoca per sé e per il mondo, dal “buio” delle campagne ravennati. Insultata e messa ai margini di giorno, considerata una “strega”, Bêlda di notte riceve poveri e ricchi, tutti uguali di fronte al male del vivere, che a lei si rivolgono confidando nelle sue arti magiche. Un testo di straordinaria forza espressiva che riprende ora vita in una nuova edizione, con la sua lingua ruvida a cui danno voce Montanari e il contrabbasso di Roccato, facendosi carico delle tenebre del nostro tempo.
"Luṣ viene in soccorso ed emerge in periodi di passaggio. La poesia è un eterno futuro, non si esaurisce mai il colloquio con essa. E Luṣ è poesia, 'parola scavata nella mia vita come un abisso'. Per questa edizione di Ravenna Festival che dedica a san Francesco il suo operare, ci è sembrato che la figura Christi di Bêlda, la sua trasversalità di emarginata ai confini di un villaggio 'per bene', il suo farsi carico dei mali del mondo, potesse parlare a un oggi corroso da guerre, odio, e genocidi. Bêlda non sventola nessuna bandiera ideologica, non urla slogan politici, si pone col suo corpo tra i corpi malati. Bêlda confida la pratica di un maleficio realizzato per vendicare la madre, contro un prete che, forse, era suo padre. Luṣ è un’invocazione alla Luce, è l’anelare al bagliore salvifico dopo una concitata lamentazione di rabbiose invettive, di battiti del corpo espulsi in una lingua di morti. Luṣ è l’arcaico del nostro presente, dove la figura sofferente di Bêlda, veggente guaritrice, inchiodata da millenni nel diafano dei nostri sogni, diventa corpo tra i corpi, corpo proprio e corpo di popolo. 'Signór t’an s’vu piò?' chiede prima di dileguarsi nella luce che crea nell’atto stesso di enunciarla. Nel primo allestimento, datato 1995, Luṣ è stata una miniatura vocale, pensata dentro un perimetro gettato in pasto a un respiro di inguini sospesi, una cristallina turbolenza, un demone che erompe dall’infanzia, dal tempo della voce catacombale, voce del tempo senza voce. Il poeta Nevio Spadoni aveva scritto per me questo sulfureo poemetto in versi, dalla consistenza ferrosa delle zolle nere e umide di campi appena arati. La materia bruna, perennemente gravida, che al sole pare metallo, si è fatta voce, fascio di rovi, in grado di dialogare con altre voci eretiche, dannate, come quella di Diamanda Galás, con cui condivisi il palco di Ravenna Festival alla fine degli anni Novanta per Genius Vocis, una serata a specchio pensata e ideata da Franco Masotti, a cantare ognuna l'oscurità della propria lingua. Pochi anni dopo, Gianni Celati realizzò per Luṣ un’aia palcoscenico in un cascinale delle colline di Reggio Emilia dove recitavo davanti a una torma di asini ruminanti, l’unico pubblico che, secondo lo scrittore, potesse accettare un geroglifico del nostro tempo, le lunghe orecchie predisposte a un ascolto interiore. Nel 2015, Luṣ prese la forma di in un concerto bianco nel bianco, con l’ausilio di due musicisti d’eccezione, Luigi Ceccarelli e Daniele Roccato, e della pittrice Margherita Manzelli che disegnò col proprio sangue i crateri dell’abito di Bêlda. In questa nuova versione di tenebra, che stiamo costruendo a trent’anni dalla prima, Bêlda resta la figura intoccabile e derisa, mossa dal frullo della sua voce. Smangiata dall’ira, violata, senza possibilità di perdono, Bêlda invoca la luce, su di lei e sul mondo, la desidera per sé e per il mondo. E ci spinge a perderci nei campi sterminati del silenzio, a sfregarci gli occhi con la guazza del mattino per non diventare ciechi del tutto. Le musiche al contrabbasso di Daniele Roccato, la regia del suono di Andrea Veneri e le luci di Luca Pagliano, saranno parte integrante della performance, elementi di un’architettura comune".
Ermanna Montanari, Luṣ, ancora Luṣ
Crediti
ideazione, scena, regia Ermanna Montanari e Marco Martinelli
voce Ermanna Montanari
musica, contrabbasso, live electronics Daniele Roccato
testo Nevio Spadoni
regia del suono Andrea Veneri
disegno luci Luca Pagliano
costume Ermanna Montanari
direzione tecnica Fagio
allestimento squadra tecnica delle Albe
Paolo Baldini, Gilberto Bonzi, Fabio Ceroni, Filippo Ianiero, Enrico Isola, Lorenzo Parisi
foto Enrico Fedrigoli
organizzazione Silvia Pagliano, Francesca Venturi
grazie a Roberto Magnani, A.N.G.E.L.O, Marta Benini, Marco Sciotto, Gessica Forlin, Yim Maline, Paolo Betta
coproduzione Ravenna Festival, Albe/Ravenna Teatro
Prima nazionale: Ravenna, Teatro Rasi, 25 giugno 2026
L'é cas purtên ados tot qvênt / la fevra âlta d 'ste temp / ad parpai inciudédi / in t'un pez d 'legn, / ad bucalôn imbariegh / e zig coma dal pong / in t'un gmisêl ad stré / c'an pôrta invel.