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L'isola di Alcina

concerto per corno e voce romagnola


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Apertura Alcina


testo: Nevio Spadoni 
ideazione: Marco Martinelli, Ermanna Montanari . musica e regia del suono: Luigi Ceccarelli . in scena: Ermanna Montanari, Francesco Antonelli, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Danilo Maniscalco, Alessandro Renda, Giusy Zanini . progetto luci: Vincent Longuemare . scene e costumi: Ermanna Montanari, Cosetta Gardini. direzione tecnica: Enrico Isola. Scenotecnica: Cristina Campri, Giorgio Senni. assistenza luci: Gerardo De Vita, Francesco Catacchio . assistenza suono: Giovanni Belvisi . assistenza scenografica "congrega Alcina": Paola Belletti, Melissa Cappelli, Francesca Gobbi, Anna Magnani, Eleonora Martoni, Valentina Venturi . assistenza scenotecnica: Andrea Mordenti, Gerardo De Vita. realizzazione muro: Francesco Montelli . maschere dei cani-cavalieri: il laboratorio dell’imperfetto . regia: Marco Martinelli . produzione: La Biennale di Venezia, Ravenna Festival, Ravenna Teatro
Il testo de L'isola di Alcina è contenuto nel CD audio L’isola di Alcina, Teatro delle Albe, Ravenna Teatro, Ravenna, 2000

Prima nazionale La Biennale di Venezia, Venezia, Teatro Goldoni, 8 giugno 2000



Rassegna stampa (originale, file pdf 7832 Kb)
Rassegna stampa (solo testo, file pdf 136 Kb)
Foto ad alta risoluzione (file zip 6166 Kb)

2000 -

Ermanna Montanari vince il Premio Ubu come "miglior attrice" italiana per lo spettacolo L’isola di Alcina di Nevio Spadoni. Lo spettacolo riceve inoltre due “nomination”, come “spettacolo dell’anno” e come “miglior novità italiana” per il testo di Nevio Spadoni.





L'ISTUPIDIMENTO DI ALCINA

In un villaggio della campagna romagnola, poco distante da Ravenna, sono vissute due sorelle. La più giovane, la prediletta dal padre, era da lui chiamata “la principessa”. La più grande si chiamava Alcina (il padre, appassionato lettore dell’Orlando furioso, l’aveva chiamata come la maga di Ariosto). Un giorno il padre le abbandonò: non lo videro più, di lui non seppero più nulla. Ereditarono il suo mestiere, diventando le custodi del grande canile situato nel cuore di quel villaggio romagnolo. Un giorno arrivò in paese un giovane straniero, si dice fosse bellissimo. Iniziò a frequentare la casa delle due sorelle, la principessa se ne innamorò perdutamente. Dopo pochi mesi, così come era arrivato, all'improvviso, il bel giovane se ne andò. Abbandonò la ragazza senza avvertirla e lei diventò matta, incapace di badare a se stessa. Alcina decise di accudire la sorella nei suoi bisogni quotidiani e di tenerla con sé nella grande casa. Le due si vedevano spesso passeggiare a piedi per la strada principale del villaggio, una a fianco all'altra, con le mani allacciate, arrivavano fino al canile, sostavano un poco davanti al cancello d'entrata e poi tornavano a casa. Alcina aveva una voce profonda e roca, gesti autorevoli, incuteva timore, salutava solo con un cenno degli occhi. Ora le due sorelle sono molto vecchie, alla principessa è rimasta la voce acuta da adolescente, ride senza motivo, saluta i passanti cantando. La gente racconta che Alcina, all'insaputa della sorella, si era presa piacere anch'essa col giovane straniero. "... e Alcina stia ne la sua pena". Orlando furioso (X, 58) E' da qui, da dove la liquida Ariosto, che noi iniziamo l'istupidimento furibondo di Alcina. Il suo sembiante crolla per incantamento o per fissità di destino in una Alcina romagnola, nel tempo fermo della sua più funesta giornata, che sono tutte le giornate: il girare a vuoto della fissazione amorosa. Alcina, nel VI canto, prima di perdere il suo potere di incantatrice capace di sedurre e trasformare gli uomini, prima di ridursi a una pena straziante e immedicabile per Ruggiero, viene additata come rappresentante di tutti i bugiardi e imbroglioni che ordiscono trappole per le dementi illusioni umane. E' signora di un mondo ridotto alla potenza magica dell'occulto, alle frodi comuni che permeano tutta la vita. E' un falso sembiante, il viso non corrisponde a ciò che è nel cuore, una disgiunzione tra immagine e sostanza. L'istupidimento di due sorelle della campagna romagnola, invischiate in un incantamento di trappole amorose, ognuna in una propria mancata corrispondenza tra immagine e sostanza, come negli effetti della magia, è stato da noi sovrapposto alla pagina del Furioso. A Nevio Spadoni, poeta in lingua romagnola, abbiamo chiesto di scrivere il canto di questa nostra Alcina, pietrificata nella "pena", lamento e maledizione. A Luigi Ceccarelli, musicista, di comporre una partitura capace di disegnare, coi suoni, il terremoto interiore che squarcia la fata. Anche la lingua muta sembiante e si fa dialetto, lingua selvatica, voce incaponita, suono indecifrabile, invischiata nella "inestricabil ragna" (XIV, 52) del tormento amoroso, "int e' rispir longh de' vent/ch'e' smesa l'acva int e' su pas". Non c'è azione, non c'è dramma: solo l'errare della voce vagabonda, visione fabulatoria in cui ci si può perdere come nello schianto dei sogni.

Marco Martinelli
Ermanna Montanari


Estratti dalla rassegna stampa

“Il monologo, o canto del veggente, che Ermanna Montanari interpreta, riporta in vita modi di percepire e vibrazioni corporee che non hanno più corso da tempo. Penso a Ermanna quando fa la voce da vecchia, da strega cattiva, come se fosse in un antro, ma anche come se alle sue vibrazioni di gola crollassero i muri che proteggono l’uomo civilizzato.”
(Gianni Celati, in Nevio Spadoni, Teatro in dialetto romagnolo, Edizioni Girasole, Ravenna, 2003)

"L’isola di Alcina è semplicemente bellissimo. A cominciare dal testo poetico di Nevio Spadoni, questo "concerto per corno e voce romagnola" tramato da Marco Martinelli sulle musiche pervasive di Luigi Ceccarelli si pone tra gli esiti più alti della stagione. […] Ermanna Montanari è una specie di Carmelo Bene convertito al vernacolo. La sua gamma vocale e interpretativa è davvero strepitosa. E dona ad Alcina una struggente, feroce intensità che trapassa in canto."
(Roberto Barbolini "Panorama" 27 ottobre 2000)

"Il testo di Nevio Spadoni è la travolgente invettiva di Alcina, furente strega di paese, contro il mondo, la sorella che accudisce, i maschi, i cani che custodiscono, impersonati da 5 giovani attori rinchiusi nel sottoscena - e in definitiva se stessa. L’essenziale e raffinato spettacolo di Marco Martinelli vive della straordinaria prova d’attrice di Ermanna Montanari (contrappuntata dal silenzio e dalle risate isteriche della Principessa di Giusy Zanini). Lo spigoloso e oscuro dialetto romagnolo di Spadoni non è una lingua madre alla quale abbandonarsi per ritrovare il respiro del mondo, ma una materia da aggredire, squartare, comprimere, alla ricerca di geometrie e simmetrie, continuamente intrecciata alla poesia sonora di Luigi Ceccarelli."
(Oliviero Ponte di Pino "Diari", 23 giugno 2000)

“Quindici o venti esperienze sono state per me fondamentali, spettacoli che ho visto e rivisto e che mi hanno portato a conoscere la compagnia e il loro metodo di lavoro. La prima volta mi capitò con il Marat Sade diretto da Peter Brook. Ci andai la sera della “prima” a Londra e, quella stessa sera, acquistai i biglietti anche per le repliche successive. L’ultima volta che ho provato questa “attrazione fatale” è stato per L’isola di Alcina del Teatro delle Albe di Ravenna. Lo vidi due volte a Bari, l’anno scorso, durante una visita a Paolo Dilonardo, il mio traduttore, poi ci tornai, quando la compagnia venne a New York. Se, dal punto di vista temporale, i due estremi di queste mie esperienze di spettatrice sono il Marat Sade e L’isola di Alcina, il terzo vertice di un trittico ideale è l’incontro con Grotowski.”
(Susan Sontag, “Hystrio “, aprile-giugno 2002)


Alchimia dell'impuro, conversazione con Ermanna Montanari di Lea Melandri su universitadelledonne.it




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